Verso un mondo con nuovi protagonisti: OCS e BRIC

Attilio Folliero, Caracas, 16/06/2009 (*)

Sulla scena mondiale, con l’occidente verso un irreversibile tramonto, si affanciano nuovi attori; per il momento sono comprimari, ma nel giro di pochi lustri saranno i protagonisti della scena economica mondiale.


 
Nel 2001 venne fondata a Shanghai, in Cina, la OCS, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, una istituzione economica a carattere regionale che raggruppa ufficialmente 6 stati: Cina, Russia, Kazakistan, Kirgikistan, Tajikistan e Uzbekistan, a cui si sono aggiunti altri 4 paesi, con lo status di osservatori, ossia Mongolia, India, Pakistán e Irán. L’ultima riunione di questa organizzazione si è svolta il 15 giugno in Russia, esattamenete a Yekaterinburg.


A margine di questa riunione, c’è stato un incontro a quattro dei tre paesi più importanti di questa organizzazione (Cina, Russia e India) col Brasile, il gigante economico dell’America Latina. E’ stato il primo incontro formale del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), cui hanno partecipato (foto) per il Brasile il presidente Lula, per la Russia il presidente Dmitri Medvedev, per l’India il primo ministro Manmohan Singh e per la Cina il presidente Hu Jintao.

Quale l’importanza di questo vertice? I paesi del BRIC sono i 4 paesi emergenti del mondo, destinati a soppiantare entro il 2050 gli attuali stati più richi del mondo, ossia quelli del G7. Il termine BRIC venne coniato nel 2001 dalla Banca d’investimenti Usa Goldman Sachs, la quale ha previsto che entro il 2050 queste quattro economie soppianteranno appunto gli attuali paesi ricchi del mondo.

Al di la di questo primo incontro formale, che di fatto indica qual’è la direzione che sta prendendo l’economia mondiale, il vertice ovviamente ha trattato il tema della crisi e della necesità di sostituire il dollaro quale moneta di riferimento internazionale; ovviamente nessuno dei paesi del BRIC si augura di sostituire in modo repentino il dollaro, in quanto i quattro stati detengono grandi quantità di dollari, sia sotto forma di riserve internazionali, che come investimenti in buoni statunitensi; detengono la gran parte del debito pubblico USA. Pertanto un crollo repentino del dollaro finirebbe per danneggire proprio loro.

La Cina è il paese con le maggiori riserve internazionali al mondo (1), ammontanti a 1.953 miliardi di dollari (al 31/03/2009); la Russia è detentrice della terza riserva internazionale con poco meno di 400 miliardi di dollari (al 30/04/2009); l’India rappresenta la quarta riserva con oltre 250 miliradi (ad aprile 2009) ed il Brasile, con 190 miliardi è sceso dal sesto posto che occupva a dicembre scorso al settimo di aprile, superato dalla Corea.

A differenza dei paesi ricchi del G7, altamente indebitati e con scarsissime reserve internazionali, i paesi del BRIC oltre alle cospicue riserve di cui sopra hanno anche bassissimi livelli di indebitamento. A parte l’India, con un debito pubblico al 58% del PIL, pesante eredità dall’impero británico, il Brasile ha un debito del 45%, la Cina  del 18% e la Russia solamente del 6%.

I paesi ricchi hanno, invece debiti pubblici altissimi: gli USA sono attualemnte all’80% del PIL, ma è possibile che possano arrivare al 100% entro il prossimo anno; l’Italia è ben oltre il 100%; la Germania sta un po meglio ma ha pur sempe un indebitamento pari al 77%. Il Giappone, seconda economia del mondo fino a quest’anno, in procinto di essere superata dalla Cina, ha un debito pubblico del 199%; al mondo solo lo Zimbabwe ha un debito pubblico più alto del Giappone. Paradossalmente richezza sembra essere sinonimo di grandi debiti e bassi risparmi se è vero che dei 7 grandi, a parte il Giappone seconda riserva al mondo con poco più di 1.000 miliardi di dollari, gli altri paesi del G7 hanno riserve internazionali limitate: la Germania ha 130 miliardi, l’Italia e Francia circa 100, gli USA e la Gran Bretagna attorno a 70 ed il Canada meno di 50 miliardi.

La vera ricchezza dei paesi del BRIC è la popolazione, infatti questi quattro stati rappresentano il 42% della popolazione mondiale e la popolazione, in una economia capitalistica, rappresenta la principale determinante della domanda. Questi quattro paesi facendo leva sull’aumento della domanda interna determineranno la propria crescita che li condurrà ad essere i paesi economicamente più importanti del pianeta e soppianteranno gli attuali stati del G7 nella direzione del mondo. Attualmente il mercato globale di questi quattro paesi rappresenta il 12,8% del volume totale e la loro quota continua a crescere e crecerá ulteriormente secondo tutte le previsioni, in particolare quelle del Banco Mondiale e del WTC, l’organizzazione del commercio mondiale.

I dati dimostrano la tendenza in atto nel mondo, ossia lo spostamente del baricentro economico vero l’asse Russia-Cina-India-Brasile.
Il PIL dei principali 20 paesi del mondo negli anni 2000, 2007 e 2014
PIL GDP PIB 2000 2007 2014
PIL aggregato dei paesi del G7, BRIC e OCS negli anni 2000, 2007 e 2014
Confronto G7, BRIC, OCS. Anni 2000, 2007 e 2014
Prendendo in considerazione i dati del PIL dei primi venti paesi del mondo, di fonte World Economic Outlook Database del FMI dell’aprile 2009, negli anni 2000 e 2007 e le previsioni per il 2014, possiamo evidenziare facilmente la tendenza in atto. Nella prima tabella (sopra) riportiamo  i dati del PIL dei primi venti paesi negli anni 2000, 2007 e 2014. Nella tabella successiva riportiamo i dati aggregati dei paesi del G7, del BRIC e della OCS.

Come si può osservare i paesi del BRIC crescono ad una media di circa 5 volte superiore a quelli del G7, pertanto il valore complessivo del PIL dei 4 paesi del BRIC, che nel 2000 era solamente il 12% di quello dei 7 grandi è passato ad essere il 26% nel 2007 e supererà il 40% nel 2014. La tendenza sembra indicare che prima o poi il potere economico di questi quattro nuovi grandi raggiungerà quelli che sono gli attuali sette grandi del mondo.

Prendendo in considerazioni il PIL negli anni 2000 e 2014 dei singoli paesi che fanno parte del G7, del BRIC e della OCS, appare ancora più evidente la differenza, ossia una crescita media annuale a doppia cifra per i paesi della OCS  e del BRIC e crescita fortemente inferiore, ad una sola cifra, per i paesi del G7.
PIL dei paesi del G7, BRIC e OCS negli anni 2000 e 2014
Contronfto 2000-2014 paesi OCS, BRIC e G7
In particolare la crescita di Russia e Cina sembra indicare che una loro azione comune possa scardinare ancora più velocemente l’ordine attuale. C’è da aggiungere che dei paesi della OCS, l’Organizzazione della Cooperazione di Shangai, con cui abbiamo aperto questo articolo, fa parte anche l’Iran, sia pure come osservatore; si tratta di un altro paese in forte crescita, che ancora non fa parte dei 20 grandi del mondo, ma molto presto entrerà a farne parte. Infatti, l’Iran, con un PIL di 96 miliardi di dollari, nel 2000 occupava il trentanovesimo posto nella graduatoria dei paesi più ricchi del mondo ed è passato al ventinovesimo posto nel 2007, con 285 miliardi di dollari e nel 2014, stando alle previsioni del FMI, arriverà al ventiduesimo posto con un PIL di 477 miliardi di dollari. In ogni caso, tutti i paesi della OCS e del BRIC crescono ad un ritmo enormemente superiore al tasso di crescita dei paesi del G7.

Infine, consideriamo che a causa della crisi economica in atto, le previsioni per i dati del PIL, per il futuro immediato da parte del FMI, saranno sicuramente ritoccati verso il basso per tutti i paesi; crediamo, però che i dati relativi al PIL dei paesi del G7 sanno ribassati maggormanete (verso il basso) rispetto a quelli degli altri paesi e quindi si accentuerà ancora di più il divario esistente nei tassi di crescita annuali fra paesi del G7 e paesi della OCS e del Bric.

Dunque, i dati sembrano indicare chiaramente la tendenza in atto nel mondo e sembrano giustificare anche la politica intervenzionistica degli USA nella regione centroasiatica. Il nuovo presidente USA, Barack Obama, parla di un possibile ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, ma nulla dice circa il futuro dell’occupazione dell’Afghanistan. Il vero motivo dell’intervento USA in Afghanistan sembra non essere la guerra al terrosimo, ad Al Qaeda e Bin Laden, ma impedire una piena integrazione fra i paesi dell’OCS, che trovano ostacoli nelle loro attività economiche congiunte proprio dalla presenza di un Afghanistan occupato ed in mano al principale contendente mondiale (gli USA). Inoltre, le basi Usa in Afghanistan più che lottare contro il presunto terrorismo internazionale, si trovano in quella zona strategicamente importante per controllare l’ascesa di Russia, Cina, India e Iran, gli imminenti grandi contendenti del potere statunitense nel mondo.

Attilio Folliero, Caracas, 16/06/2009
_________________
(*) La stesura di questo articolo è iniziata il 01/06/2009 ed è stata portata a termine il 16/06/2009, dopo la riunione del BRIC
(1) Vedasi: “Las reservas internacionales para enfrentar la crisis económica” (in spagnolo) e “Fino a quando la Cina continuerà a finanziare gli USA?”, internista di Tito Pulsinelli, per Selvas, ad Attilio Folliero

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