Egitto: forti proteste popolari

Pubblicato in Selvas e Folliero

Attilio Folliero, Caracas 17/05/2010

In Egitto il salario minimo, per il settore privato, venne fissato nel 1984 a 6,50 dollari al mese e da allora non è masi stato aumentato. Per il settore pubblico il salario minimo grazie a vari incentivi è equivalente a circa 53 dollari al mese. Il salario minimo in Egitto è all’incirca il 13% del reddito nazionale pro capite, contro il 26% della Spagna, il 51% della Francia, il 78% della Turchia. In sostanza è basso sia in valore assoluto, che in termini relativi al reddito medio.

In questi giorni in Egitto si assiste a grandi manifestazioni popolari per chiedere che il salario minimo sia portato almeno al 25% del reddito nazionale pro capite. Le proteste di questi lavoratori, che vivono in meseria, sono sempre più frequenti e sempre più spesso si tratta di manifestazioni spontanee non autorizzate e la politzia interviene a disperdere i manifestanti con gli idranti.
Un parlamentare, tale Hassan al-Nashaat Qasas, membro del partito al governo, ha invitato il ministro degli Interni a far sparare sui manifestanti; testualmente ha detto: “Invece di utilizzare gli idranti ed i tubi d’acqua per disperderli, la polizia dovrebbe sparare. Meritano di essere uccisi”.
Alle proteste per i bassi salari, si uniscono quelle per chiedere la fine delle leggi speciali, emanate dopo l’assassinio del presidente Sadat, nel 1981. Lo scorso 11 maggio il parlamento egiziano ha prorogato tali misure di altri due anni. Grazie a queste leggi speciali, in Egitto sono state perseguitate e represse tutte le organizzazioni sicndacali e centinaia di attivisti sono finiti in carcere.
Di fronte alle crescenti proteste, il parlamentare Hassan al-Nashaat Qasas propone dunuqe come unico strumento un inasprimento della repressione, fino all’uccisione di chi porotesta. Di fatto sta proponendo una sorta di pena di norte per chi protesta. Questo parlamentare non si riferiva solo alle manifestazioni spontanee e non autorizzate, ma ha chiesto espressamente che la polizia intervenga a sparare anche in caso di manifestazioni autorizzate, qualora queste si trasformino in un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico, evidentemente a insindacabile giudizio della stessa polizia .

Insomma, per questo parlamentare la polizia deve erigersi a giudice e decidere seduta stante la condanna a morte di chi manifesta ed applicare la sentenza, ossia sparare sui manifestanti. Bellissimo esempio di democracia che propone questo squallido parlamentare.

In Egitto le proteste sono aumentate a partire dallo scorso anno, quando un tribunale, chiamato in causa dai sindacati, ha ordinato al Governo di aumentare il salario minimo ad almeno 222 dollari al mese. Il Governo di Mubarack si è rifiutato e le proteste sono ovviamente aumentate. Ricordiamo che due anni fa, in seguito all’aumento del prezzo del pane (e l’aumento era solamente di pochi centesimi, ma insostenibile per chi guadagna circa 6 dollari al mese) ci furono manifestazioni di protesta, fortemente represse dalla polizia ed oltre alle centinaia di arresti, ci furono anche una dozzina di morti.
Il problema dell’Egitto non è direttamente rerlazionato con la crisi; infatti se prima della crisi, ad esempio nel 2007, è cresciuto del 7%, anche in questi ultimi anni è continuato a crescere sia pure ad un ritmo meno sostenuto. Per quest’anno è prevista una crescita del 5.9%. Ma la crescita non si riflette minimamente in migliori condizioni dei salariati e lo stipendio minimo, fermo dal 1984 continua a deprezzarsi; i lavoratori egiziani sono stati trasformati in veri e propri schiavi, costretti a lavorare molte più ore degli altri lavoratori del mondo, per poter riuscire a sfamare se stessi e la famiglia.

Mubarack, il capo del governo, ha annunciato che non tollererà alcuna opposizione al suo governo. Significa che prenderà in considerazione le richieste del parlamentare Hassan al-Nashaat Qasas e permetterà alle forze di polizia di sparare sulla gente che protesta perchè ha fame?

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