Le reti sociali? Una moda che prima o poi passerà

Attilio Folliero/DM, Caracas 19/07/2011
In questo momento le reti sociali vanno fortissime. Le persone preferiscono ncontrarsi solo virtualmente, appunto nelle reti sociali ed in particolare in Facebook o Twitter. Io penso che le reti, pur continuando ad avere un ruolo anche importante, siano destinate a cadere. E non sarà neppure necessario aspettare tempi biblici.
Il bello di Internet è che siamo di fronte a qualcosa di aperto, ossia dove tutti possono leggere e trovare di tutto, senza alcun limite e senza censure. Per esempio tutti (ovviamente quelli che lo desiderano) possono leggere il mio blog, senza alcuna limitazione o password d’accesso. E’ lo stesso per le reti sociali? Le reti sociali, invece sono qualcosa di chiuso. Se qualcuno, ad esempio, cercando in un motore di ricerca delle informazione ed un link lo conduce al mio spazio su Facebook,

di fatto non potrà accedere a quelle informazioni e meno che meno postare nella mia bacheca per esprimere uan opinione. Perchè? Como tutti sanno, per accedere a Facebook bisogna prima registrarsi. Il passo è semplicissimo e non comporta alcun problema. Ma questa azione è condizione necessaria per accedere a FB, ma non sufficiente per leggere quello che ad esempio io scrivo nella mia bacheca. Possono accedere completamente al mio spazio in FB solo i miei amici. Quindi la persona che ipoteticamente arrivasse al mio spazio su FB, attraverso un motore di ricerca, per leggere le mie informazioni deve chiedermi l’amicizia. Cosa che potrei accettare o meno. Ammesso che accetti l’amicizia di questa persona, potrebbe esserci ancora un problema. Il numero di amici possibili è attualmente limitato a 5.000 ed anche ammettendo che un giorno (come credo) possano aumentare tale limite, per esempio a 10.000, sarà sempre qualcosa di “chiuso”. Per i personaggi pubblici famosi non c’è tale limite ma vi sono altre limitazioni. 
Per quanto esteso possa essere il numero degli amici, la rete sociale FB e qualsasi altra rete, rimarrà sempre uno spazio chiuso e limitato. Le reti come FB sono un circuito chiuso, esattamente il motivo opposto del successo di Internet: la libertà di accesso all’informazione senza limite.
Secondo me, passata la (attuale) moda di Facebook e delle altre reti sociali, quando gli utenti prenderanno coscienza che si è di fornte ad uno strumento limitato, cominceranno ad abbandonarle o quanto meno ritornare a dare maggiore importanza all’informazione aperta, per esempio ai blog ed ai siti. 
I blog – penso – dotandosi di alcune funzione in più, quelle tipiche delle reti sociali come chat, amici ed amici degli amici, torneranno ad avere la meglio su FB e le reti chiuse. 
Io sono convinto anche di un altro aspetto: l’uomo è un animale sociale che ha bisogno dei suoi simili, del contatto vero con i suoi simili; passata la moda degli incontri virtuali, le persone torneranno ad incontrarsi nelle piazze, quelle vere. 
Una esperienza che potremmo definire dell’abbandono della virtualità e degli incontri virtuali sta avvendendo in Venezuela, dove io vivo da circa dieci anni.  Quando arrivai in questo paese, la  gente si incontrava solo ed esclusivamente nei centri commericlai; le piazze erano un mortorio, completamente abbandonate. La centralissima Plaza Bolivar di Caracas, la antica Plaza Mayor, era sempre deserta ed in stato di abbandono. Non solo le piazze, ma tutti i centri di aggregazione e di socializzazione di un tempo, come sale cinematografiche, teatri, librerie, musei, gallerie d’arte, bar, ristoranti, ecc. erano stati tutti abbandonati a favore delle corrispondenti attività (sale coinematografiche, bar, ristoranti…) presenti nei vari centri commerciali. Mi sembrava il teatro dell’assurdo perchè la gente è stata invogliata dal consumismo sfrenato a riunirsi ed incontrarsi in questi spazi chiusi, ovviamente col fine di acquistare, ma il centro commericale era e rimane l’ultimo dei luoghi dove poter socializzare, scambiare quattro chiacchiere o sedersi a mangiare qualcosa in tutta tranquillità. 


Il numero elevato di persone che qua si riunivano (e continuano a riusnirsi; la moda non è passata del tutto, ovviamente), impediva una facile circolazione e rendeva impossibile anche qualsiasi scambio di parole, a causa dell’enorme rimbombo. Inoltre il locale completamente chiuso obbligava ed obbliga l’utilizzo di potenti sistemi di aria condizionata con tutte le conseguenze per la salute e l’ambiente. 


Ed il pasto tranquillo? Neppure a parlarne! Ogni centro comemricale è dotato di un reparto “Feria”, in genere un intero piano dedicato alla ristorazione, dove in linea di massima si possono trovare ristoranti di ogni cultura e latitudine. Per quanto il numero dei tavoli potesse sembrare infinito, all’ora più consona per il pasto è letteralmente impossibile trovare un tavolo libero, e dopo stressanti ed inutili giri alla ricerca di un tavolo o di uno spazio dove appoggiare il piatto per mangiare, i più sfortunati sono costretti a mangiare in piedi e velocemente, il piatto ormai divrentato freddo. 
E gli spettacoli cinematografici? Neppure a parlarne! Qui alla beffa di dover assistere ad un film sempre e solo in lingua inglese, arrivando al colmo che anche un film originale proveniente dalla Spagna è nella versione inglese (e colmo dei colmi i venezuelani, nella stragrande maggioranza, non parlano l’inglese), si aggiunge il fatto che riuscire ad entrare, riuscire a comprare il biglietto è una delle attività più stressanti cui ci si possa sottomettere (ovviamente nei giorni festivi e pre-festivi, quando tutti vanno al cinema) con lunghe code al botteghino, magari ore prima, pena l’impossibilità di riuscire a comprare il biglietto, dato che il numero dei posti sono limitati e l’afflusso di questi centri è enorme.
Se a tutto questo, a differenza di quanto accade in italia, si aggiunge che il parcheggio dell’auto non solo è a pagamento, ma è anche piuttosto caro si comprende che il centro commerciale è uno dei luoghi peggiori dove andare: costoso, insalubre per la salute fisica e mentale, dove è impossibile scambiare due parole, dove guardare un film, bere un caffe o mangiare è estremamente stressante. 


Per i venezuelani bombardati dalla pubblicità il centro commerciale era ed è il massimo della goduria, il luogo di ritrovo dove riunirsi, incontrarsi. In sostanza gli incontri finiscono epr essere virtuali; si tratta di incontri reali, ma dove è impossibile socializzare.
Sembrava impossibile che questa moda potesse essere scalfita, ma adesso dopo circa due decenni di questa “non vita”, i venezuelani stanno riscoprendo le piazze, quelle vere, i teatri, i caffe, le librerie, le discoteche all’aperto.

Il governo cittadino di Caracas, in collaborazione col governo nazionale, sta ristrutturando interamente il centro storico, i parchi, i viali dove è possibile una piacevole e salutare passeggiata. Poco a poco, si stanno ristrutturando anche e numerose sale cinematografiche e teatrali della città, da decenni chiuse ed in stato di totale abbandono. Negli ultimi due anni, Caracas è stato un grande cantiere ed oggi ha praticamnete cambiato volto: la città che a me appriva bruttissima sta diventando bella, anzi affascinante. 


La gente comincia ad uscire dagli insalubri centri commerciali e passeggiare per le belle piazze e strade del centro storico, o dei viali cittadini completamente recuperati; può sedersi tranquillamente a bere un caffe presso i vari “Caffe Venezuela”, o una tazza di cioccolata calda o fredda presso le nuove cioccolaterie che un po ovunque nel centro si stanno aprendo, oppure mangiare una gustosa ed economica arepa, presso le nuove “Arepere Venezuela”. 


I numerosi teatri ristrutturati permettono a chiunque di assistere a qualsiasi genere di spettacolo teatrale ed al momento, in occasione delll’anno bicentenario, gratuitamente. Le piazze stanno diventando sempre più centro di aggregazione perchè c’è sempre un concertino all’aperto, un palco dove è facile assistere all’esibizione di cantanti e gruppi, per vedere i quali, in altri paesi si è costretti a pagare biglietti costosissimi. Basti pensare all’Orchestra Sinfonica “Nazionale” diretta dal maestro italo-venezuelano Pagliuga o l’Orchestra Sinfonica Giovanile “Simon Bolivar” fondata dal Maestro Abreu, anche lui di origini italiane e diretta dal fenomeno musicale mondiale Gustavo Dudamel, oggi direttore della Filarmonica di Los Angeles
In occasione del  Bicentenario dell’Indipendenza del Venezuelana, Gustavo Dudamel, in una reinaugurata piazza di Caracas, ha diretto un’orchestra composta da 1.200 musicisti e 400 coristi. A questo storico concerto, oltre ad alcuni capi di stato e rappresentanti di numerosi paesi hanno assistito decine di migliaia di persone. Ovvviamente la maggior parte delle eprsone non è riuscita neppure ad avvicinarsi alla piazza.
Storico concerto di Dudamel a Caracas il 05/07/2011
La gente, che fino a poco tempo fa affollava solo ed esclusivamente i centri commerciali, comincia a frequentare i numerosi teatri ristrutturati (Principal, Nacional, Municipal, Rialto) e perfino le numerose librerie che un po ovunque stanno sorgendo nel centro storico. Mentre in tutto il mondo le librerie vengono chiuse, in Venezuela si aprono! 

A dicembre, l’ultima volta che sono stato a Roma, come sempre ho cercato di fare il giro delle librerie che frequentavo un tempo; molte non esistono più, chiuse, sostituite da una jenseria o un bar; erano chiuse anche le librerie che vendevano i libri nuovi (ma posti fuori catalogo dagli editori, fuori moda per essere stati pubblicati da almeno un anno) con lo sconto del 50%, 70% ed oltre: la grande libreria di Via Nazionale quasi all’altezza del Palazzo delle Esposizioni non c’era più; non ho trovato nenche la storica libreria “Il grottino” a Via del Pellegrino che vendeva libri nuovi a peso o con lo sconto del 90%! Anche questo è segnale evidente del decadimento culturale e morale dell’Italia.

Altro caso emblematico del Venezuela sono le cioccolaterie. Venezuela, come è risaputo, produce una qualità di cacao eccezionale, esportato in tutto il mondo, ma al venezuelano non era quasi permesso consumare cacao e cioccolata. Non si può consumare cacao e cioccolato in un paese caldo qual’è il Venezuela e quindi era molto difficile incontrarlo nei negozi venezuelani, tant’è che a volte me lo portavo dall’Italia!


Oggi, anche il venezuelano può consumare cacao e bere una tazza di cioccolata calda o fredda, grazie a queste cioccolaterie.
Congiuntamente si sta verificando anche un altro fenomeno, sempre in relazione al cibo. I fast food della nota catena McDonalds, che negli ultimi anni ereano presenti ovunque, tra l’altro a prezzi carissimi, tra i più alti del mondo (come ho dimostrato in una ricerca del 2009) hanno trovato una valida concorrenza nelle arepere, che hanno prezzi economici, propongono prodotti salutari e sono sicuramente più igienicici. L’arepa è un prodotto tradizionale venezuelano: una sorta di panino a base di farina di mais e farcito con formaggi, carne, fagioli, frutti di mare, secondo il prorio gusto.
Insomma, in Venezuela sembrava impossibile far uscire le persone dai centri commerciali, dai fast food, da certi schemi mentali ed invece sta accadendo. Lo stesso succederà con le reti sociali: la gente comincerà ad abbandonarle per ritrovarsi in piazze vere per la semplice ragione che l’uomo è un animale sociale, ha bisogno del contatto reale con i propri simili.

Nessuna moda, per quanto possa sembrare radicata ed impossibile da scalfire, potrà cambiare la natura dell’essere umano.

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s