VENEZUELA RIMPATRIA l’ORO e NAZIONALIZZA le MINIERE AURIFERE

A casa 11 miliardi di dollari in oro e 6 di liquiditá – Sudamerica crea Fondo economico regionale con i suoi 600 miliardi di riserve monetarie
Tito Pulsinelli
Caracas –
Il governo di Caracas ha decretato la nazionalizzazione delle miniere d’oro situate lungo la frontiera amazzonica con il Brasile. Ha deciso altresí di riportare a casa i lingotti d’oro depositati nei caveaux delle banche inglesi. E’ la risposta sovrana alla destrutturazione inarrestabile in atto nelle economie dei Paesi industrializzati -altamente indebitati- sia in Europa che negli stati Uniti. E’ il preludio alla imminente costituzione di un Fondo regionale  deciso dai ministri del blocco sudamericano, alimentato dai 600 miliardi
di dollari di riserve monetarie che l’UNASUR ha depositato nel sitema bancario “occidentale”.
“Abbiamo il dovere di prendere la decisione opportuna di riportare in patria 11 miliardi di dollari in oro e 6 miliardi liquidi” ha specificato Merentes, massima autoritá del banco centrale del Venezuela. “C’é una perturbazione finanziaria, e se ci sará una recessione mondiale, bisogna avere qui la nostra riserva. Dov’é meglio protetta se non qui?”. La maggior parte della riserva in oro si trova a Basilea e nelle banche inglesi. Inoltre, ha specificato che il 60% del totale della riserva é in oro.

In ministro delle Finanze Giordani ha segnalato con forza che é un imperativo mettere a salvo i beni nazionali, visto che “Il debito comlessivo degli Stati Uniti arriva  a sfiorare i due terzi di quel che produce il mondo intero in un anno. Sono cifre davvero significative” Giordani ha ricordato che con la Cina “…abbiamo un credito, e questo é giá parzialmente pagato, un’altra parte si finirá di pagarla a gennaio prossimo”. Ha specificato che le riserve all’estero “non producono nulla. Il Venezuela non sta sola, é all’avanguardia. Presto l’UNASUR avrá pronto un fondo proprio di riserva”.

Alle obiezioni superficiali dell’opposizione che si oppone a che i beni nazionali siano mossi da dove attualmente si trovano, é stato ricordato che ora il mondo non é piú quello della globalizzazione strombettata per da tre decenni,  che é necessaro aggiornarsi, visto che l’unipolarismo tramonta. Esiste una cosa denominata BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), e queste sono le economie emergenti.

Nel febbraio del 1989, il FMI concedeva un prestito di 4,5 miliardi di dollari al Venezuela alle seguenti condizioni: pignoramento e trasferimento a Londra dell’oro della riserva; contratti di forniture petrolifere a futuro a prezzi stracciati per le multinazionali anglosassoni;  l’abdicazione a  determinare la politica economica e monetaria.
Lo strapotere era tale che al FMI non bastava avere come garanzia i giacimenti piú grandi del mondo, si impossessarono anche dell’oro e del comando nell’area economica.

La risposta popolare fu immediata, esplose la prima ribellione di massa su vasta scala, contro la draconiana depredazione fondomonetarista: saccheggi generalizzati nelle zone popolari di Caracas, estesi a macchia d’olio a tutte le aree metropolitane del Venezuela. La repressione ordinata dal presidente C.A. Perez –golden boy dell’Internazionale Socialista- incluse il ricorso alle armi da fuoco contro la popolazione, con migliaia di morti ammazzati. Il mondo stette a guardare, seppellendo nel silenzio la tragedia, e continuó l’apologia della “globalizzazione” e della “saggezza del mercato”

Passano altri tre anni, ed una ribellione dei giovani sottufficiali dell’esercito agli ordini di un certo Hugo Chávez, assalta manu militari il palazzo presidenziale, senza esito positivo. Dopo sette anni, a dicembre del 1998, un’alleanza antiliberista civico-militare porta Chávez a stravincere le elezioni. Comincia l’inversione di tendenza, c’é il ritorno ad una politica di sovranitá nazionale,  con un progetto di sviluppo autonomo svincolato dai centri finanziari esterni. Presto, a Buenos Aires, Montevideo, Brasilia, Quito e La Paz si istallano governi “populisti”, cioé non proni o al FMI, alla pirateria finanziaria anglosax e agli Stati Uniti

La destrutturazione dell’economia capitalista sta portando l’Europa nel ciclo autodistruttivo da cui il Venezuela, Argentina e Brasile hanno comiciato ad uscire dieci anni fa, con il coraggio di sfidare e rifiutare gli anatemi del globalismo. Primo fra tutti, la cosiddetta autonomia del banca centrale o la sua appartenenza a banche private.E’ bene ricordare che -paragonati agli odierni dikat totalitari della BCE-Pariss-Berlin alle nazioni europee- i 5 punti che l’FMI cercó di imporre al Venezuela erano una terapia dolce! Come si sa, l’appetito vien mangiando, e la rabbia contro il totem del mercato procede di pari passo e sfocia inevitabilmente nella

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